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Recensioni Xbox360


Saw: The Game

Grafica: 7
Sonoro: 8.5
Innovazione: 5
Longevità: 5
Giocabilità: 3
Multiplayer-Online: n/a
6/10
Gradevole

A cura di Raffaele 'REdeiDESIDERI' Giasi

“Ti starai chiedendo dove sei finito. Ti dirò dove saresti stato adesso: nella tua squallida camera a vegetare. Finora sei stato semplicemente alla finestra a guardare gli altri che vivono la loro vita. Ma che cosa vedono i voyeurs, quando si guardano nello specchio? Io ti vedo, sei uno strano mix di diversi frammenti, arrabbiato a volte apatico, ma più che altro patetico. Bene, oggi o guarderai la lenta agonia di te stesso oppure finalmente vivrai.”

Jigsaw – Saw, L’Enigmista


Che la si ami o la si odi è innegabile che la serie di film The Saw, nata nel 2004 come un progetto indie a bassissimo costo (solo 18 giorni di riprese per il primo capitolo), sia divenuta in poco tempo il nuovo punto di riferimento per il cinema gore e horror. Un killer astuto ormai vicino alla morte, divinamente interpretato dall’attore Tobin Bell, è l’assoluto protagonista di una serie di film in cui le vittime non vengono uccise, ma piuttosto vengono messe alla prova. In Saw nulla è come sembra, ogni stanza può essere l’ultima che visiterete, ogni prova nasconde la redenzione da una vita vuota, ogni persona che partecipa ai macabri giochi di Jigsaw è in realtà un individuo deviato, amorale, probabilmente immeritevole di vivere. Con premesse simili, capirete quindi come l’attesa per un videogioco ispirato al brand abbia richiamato un eco di interesse ed attenzione da parte di fan e critica. Auto-mutilazioni, prove mortali, trappole, ambienti decadenti, sangue che scorre a fiotti e dubbia eticità sono questi gli elementi principali della saga. A questo punto la domanda da porsi è una sola: sarà riuscito Saw: The Game a mantenere intatto lo spirito sanguinario di Jigsaw? Non ci resta che scoprirlo insieme! “Vivere o morire, a voi la scelta”.


“Che cosa voglio? Voglio fare un gioco con te” (Jigsaw - Saw III)

Pescando a piene mani dal primo capitolo della serie cinematografica, questo tie-in sviluppato dagli abili ragazzi di Zombie Studios (attualmente a lavoro sull’atteso Silent Hill: Shattered Memories), si ricollega ai primi eventi narrati della saga, mettendoci nei panni dello sfortunato quanto determinato detective David Tapp, già protagonista del primo film allora interpretato da un ottimo Danny Glover. Ancora sulle tracce dello spietato Jigsaw, il detective Tapp si ritroverà, suo malgrado, a dover partecipare ad uno dei folli giochi di redenzione ad opera proprio dell’efferato serial killer. Rapito e rinchiuso in un decadente e diroccato manicomio criminale, disseminato di tranelli mortali ed altri folli e spietati partecipanti al “gioco”, il detective dovrà intraprendere il cammino di redenzione messo a punto da Jigsaw, salvando, nel frattempo, tutte le persone cui ha distrutto la vita nel corso della sua crociata contro il malato assassino. Più che una corsa alla cattura dell’omicida, la storia ci narra la fuga dai fantasmi del passato da parte di Tapp e la sua discesa agli inferi ad opera di Testa di Porco (figura presente in tutte le opere cinematografiche). Nel gioco, come nel film, la linea di confine tra uomo e bestia, tra morale ed immorale, è tanto sottile quanto fragile. David Tapp è davvero un intransigente uomo di legge? O la sua determinazione ha corrotto inesorabilmente la sua integrità? La soluzione del caso e lo scontro finale con Jigsaw sono lasciati alle mani del giocatore.



“Nessuno si salva senza superare dei test” (Jigsaw - Saw IV)

Il gameplay di questo Saw videoludico si costituisce sostanzialmente dei tipici elementi di un survival horror in terza persona, ponendo un forte accento tanto sull’esplorazione del vastissimo manicomio, quanto sulla soluzione di una moltitudine di enigmi mortali, vero e proprio fulcro dell’azione ludica. Come già detto, il detective Tapp non è l’unica sfortunata anima ad essere finita nelle mani del killer seriale. Svariati personaggi legati da un doppio filo alla vita del detective sono infatti stati intrappolati all’interno di alcune diaboliche e mortali trappole. Scopo del gioco sarà sopravvivere in primis agli enigmi che ci verranno posti, e salvare nel frattempo anche le altre sfortunate vittime di Jigsaw. Pensando al film, ed alla complessità dei tranelli dell’Enigmista, verrebbe subito da pensare ad una sequenza praticamente infinita di enigmi, che dovrebbe trasformare il gioco in una specie di Professor Layton in salsa gore. Tuttavia abbiamo amaramente constato che così non è. I tranelli proposti dagli sviluppatori sono sostanzialmente non più di cinque o sei: sistemare una rete di tubi, accoppiare determinati simboli per aprire una porta, ricollegare dei fili ed avvia la corrente, premere dei tasti con il giusto tempismo. Non bastasse il loro esiguo numero, essi vengono riproposti costantemente, sebbene con un gradiente di difficoltà crescente, per tutta la durata dell’avventura. Certo, c’è da dire che la loro implementazione è sempre intelligente e mai casuale tuttavia, data comunque la buona durata dell’avventura, dopo poco l’interesse per la risoluzione degli enigmi scema vertiginosamente, trasformando il tutto in poco più che una sequenza di compiti (talvolta a tempo) da dover svolgere per proseguire nella trama. Da fan del film, non può che piangerci il cuore.



“Ricordati, quando sei all'inferno solo il Diavolo può salvarti” (Jigsaw - Saw II)

Decadente al punto giusto, tanto da poter tranquillamente essere scambiato per un ambiente qualsiasi di Silent Hill, il manicomio criminale che fa da location al gioco è degnamente rappresentativo del degrado sociale e morale su cui il film (e dunque anche il videogame) muove da sempre un’assidua denuncia. L’ambiente è marcio, sporco, corrotto sino all’osso e si presta bene alla sua funzione di dedalo mortale. Tutto buono, se non fosse che le stanze dell’ospedale sembrino seguirsi, talvolta, senza cognizione di causa. Molto spesso avrete quasi l’impressione di una struttura di dimensioni titaniche in cui l’Enigmista si è prodigato di creare il suo personalissimo centro riabilitativo. Proprio in merito all'architettura degli ambienti, Tapp non farà altro che passare da una sezione dell’edificio ad un’altra, seguendo uno schema fin troppo inflessibile di “cerca l’indizio, scopri la vittima, supera gli ostacoli, salva la vittima, vai avanti”. In una monotonia simile, pesantemente ricalcata dal susseguirsi degli enigmi di cui abbiamo già parlato, gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire un buon numero di nemici, vittime anch’essi della follia di Jigsaw. Convinti che la chiave (in senso letterale) della loro fuga sia nascosta nel corpo di Tapp, i figuri di cui sopra cercheranno costantemente di ucciderci, onde trovare la via della loro redenzione e salvezza. Ne viene da se che in una situazione simile il buon detective abbia bisogno di difendersi, ed ecco perché gli sviluppatori hanno dato la possibilità al giocatore di reperire un gran numero di armi più o meno improvvisate grazie al quale difendersi: bisturi, scope, asce, siringhe, molotov. Tutti oggetti decisamente interessanti ma che, purtroppo, si scontrano con il peggior sistema di controllo che la storia ricordi. Tenetevi forte!

Sommario:

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