Console Tribe PS3 Tribe PSP Tribe Wii e DS Tribe
Recensioni Xbox360


Call of Duty: World at War

Grafica: 9.2
Sonoro: 9.4
Innovazione: 8.5
Longevità: 9.1
Giocabilità: 9.1
Modalità Online: 9.4
9.1/10
Killer App

A cura di Fabrizio "dr_kerneg" Picoco

‘La guerra è una cosa sporca’, stava pensando il soldato Miller mentre arrancava steso sulla pancia, nel fango di quella costa giapponese dal nome impronunciabile. Intorno a lui aleggiava un tremendo odore di morte: i cadaveri dei suoi compagni caduti sotto il fuoco nemico a braccetto con i corpi degli avversari falciati dalle granate. Dietro di lui, la risacca indolente e striata di sangue lasciava sulla banchina il suo carico di morte, depositando pesci e arti umani, elmetti bucati e frammenti di barche, senza distinzione. Su tutto, il frastuono incessante delle mitragliatrici e le urla squassanti...
Dall’altra parte del mondo, il soldato Petrenko marciava fiero verso Berlino, nel cuore della Germania Nazista, pronto a porre fine a quell’incubo. Ormai allo stremo delle forze, portava con orgoglio la sua divisa infangata, battuta dalla pioggia: il suo sguardo indurito da mesi di combattimenti in condizioni estreme scrutava il panorama di distruzione che gli si parava di fronte.
Due soldati divisi da migliaia di chilometri, da confini invalicabili, diversi per fazione e colore della bandiera ma accomunati da una sola cosa: sconosciuti per molti, eroi ai nostri occhi!

La seconda guerra mondiale non è mai durata così tanto! Saranno ormai quasi dieci anni che scendiamo nei nostri negozi preferiti per prendere l’ennesimo titolo che ci catapulta indietro di sessant’anni, armati con anacronistici fucili Garand per accoppare quanti più crucchi possibili.
Poche settimane fa abbiamo guidato il Sergente Baker e i suoi uomini per le terre olandesi a far strage di nemici dal pesante accento teutonico. E sapevamo già da lungo tempo che un altro appuntamento con il destino ci stava attendendo dietro l’angolo. Infatti il momento di continuare a combattere la nostra personale Seconda Guerra Mondiale è tornato. Pronti a scendere in trincea con Call of Duty World at War?


Qualche mese prima di Enola Gay

L’azione ci catapulta fin dai primi momenti nella brutalità più assoluta della trincea giapponese, immediatamente dopo il raid dell’isola di Makin. Il primo livello, poco più di un tutorial per prendere confidenza con le meccaniche di gioco, si svolge nel 1942, facendoci conoscere il soldato Miller, marine americano salvo per miracolo dai campi di prigionia giapponesi. Dopo aver mosso i primi passi del gioco, la voce del sergente Roebuck ci catapulterà due anni più tardi, nel 1944, nella lunga serie di operazioni che sconvolsero le truppe americane sul fronte asiatico. Sono state ricreate alla perfezione la battaglia di Peleliu per la conquista della base aera e l’incursione su Okinawa e la lunga battaglia nel castello di Shuri. La veridicità storica è attendibile, anche se romanzata e condita con episodi personali che coinvolgono il plotone d’attacco, come la morte di alcuni membri e la preoccupazione e la paura di altri nell’affrontare le battaglie. In realtà anche in questo non c’è nulla di inventato, in quanto era proprio quello lo stato d’animo dei militari che all’epoca affrontarono le armate giapponesi. Una terra sconosciuta, un nemico sconosciuto e senza paura di morire, erano un mix che tarpava ogni velleità di eroismo in molti soldati, poco più che ragazzini, scaraventati in una battaglia che forse non volevano neanche combattere.
Come già è accaduto in altri episodi di Call of Duty, non ci troveremo a calcare le scene di un solo teatro di guerra, ma avremo modo di visitare diversi punti di vista. Durante questo episodio ci troveremo a guardare il mondo in fiamme dagli occhi di un soldato dell’Armata Rossa, Dimitri Petrenko, strappato dalle braccia della Morte per pura fortuna. La campagna russa ci farà ripercorrere i giorni e le notti di morte e distruzione che caratterizzarono l’avanzata dell’esercito sovietico fino al cuore della Reich, nella città di Berlino. A farci da Caronte tra le macerie fumanti dell’Europa saranno il Sergente Reznov e il suo odio per i Nazisti. Anche durante le battaglie che punteggiano questa fase della campagna, da Stalingrado a Seelow fino a Berlino, non mancheranno dei risvolti umani, come le perplessità del soldato Chercov, che continua a chiedersi quanto sia giusta la brutalità e la violenza ostentata dallo stesso Reznov.

Una considerazione che è doveroso fare riguarda quanto queste due campagne siano legate l’una all’altra, se esiste un trait d’union tra le due avventure. Di primo acchito potremmo pensare che ci troviamo di fronte a due teatri di guerra messi insieme solo per fare numero, per aumentare il numero di missioni da svolgere, per annacquare la longevità della modalità in single player. Ma con un’analisi più accurata possiamo trovare il vero legame che fa di queste battaglie combattute agli antipodi una cosa sola. Il vero core di tutta l’avventura è la vendetta, espletata nella maniera più brutale e violenta possibile. Da una parte gli Americani cercano di pareggiare i conti dopo la distruzione portata dagli attacchi kamikaze sulla base di Pearl Harbour nel ’41 e dall’altra i Russi cercano la rivalsa sui Tedeschi che avevano messo a ferro e fuoco Stalingrado trucidando uomini donne e bambini. È questa la lettura più profonda che si può fare di questo capitolo della serie Call of Duty che ci mostra con quanta veemenza i due eserciti cerchino di far valere la propria superiorità, senza farsi scrupoli di bruciare, bombardare e massacrare i propri avversari. Tutta la crudeltà e la malvagità di uno dei capitoli più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale è stato trasposto con dovizia di particolari e senza filtri in un universo videoludico che può risultare a tratti disturbante e gratuito, come solo la vera Guerra può esserlo.


Nascosti nell’erba

Call of Duty World at War è senza dubbio figlio più che legittimo di CoD 4, che aveva portato la serie verso nuove vette in materia di gameplay. Nonostante la pesante eredità, il lavoro dei ragazzi di Treyarch non sfigura minimamente, ma anzi elettrizza e sorprende per una serie di innovazioni e trovate geniali che non mancheranno di appassionare anche i fan più datati della serie.
Il gameplay spicciolo non necessita di eccessive considerazioni, visto che ci troviamo di fronte a uno sparatutto in prima persona, come siamo abituati a conoscerne da anni ormai e World at War non si discosta molto da questa formula già collaudata. Perché allora giocare a questo titolo è un’esperienza così frizzante? Qual è l’ingrediente segreto che rende questo gioco una vera e propria esperienza? È presto detto. Il divertimento insito nel DNA di Call of Duty sta tutto nel suo approccio frenetico e strutturalmente perfetto. Affrontare i nemici e abbatterli uno dopo l’altro diventa una ragione di vita, non solo il mezzo per giungere alla fine del livello. Il gioco riesce, come ha sempre fatto, a legare il giocatore alla propria fazione, creando un’empatia verso i personaggi non giocanti, anche grazie alle sequenze introduttive dei vari livelli – un misto di filmati d’epoca e di computer grafica – e alla narrazione affidata agli stessi protagonisti del gioco. I sistema di comandi è mutuato dal precedente capitolo e quindi ambientarsi è cosa quanto mai facile. Con il D-pad sarà possibile eseguire alcune speciali azioni come chiamare un incursione aerea oppure switchare tra diversi tipi di fuoco con la medesima arma, come per il Garand arricchito da lancia-granate. La posizione di mira della visuale ci darà sempre la prospettiva con il mento appoggiato alla nostra arma, permettendo un fuoco più accurato anche se parte dello schermo verrà occupato dall’arma stessa.
La risposta ai comandi è fluida e benevola, senza intoppi: le rotazioni governate dagli stick analogici sono precise e naturali, con la possibilità di aumentarne la sensibilità dalle opzioni. Grazie all’accuratezza nella risposta del joypad, l’esperienza di gioco è molto coinvolgente, trasformando un ‘semplice’ gioco di guerra in una perfetta macchina da divertimento.
La bellezza della campagna in single player deriva molto dalla scelta di presentare due fronti, quello giapponese e quello russo, così differenti tra loro sotto molti aspetti. Infatti, affrontare i diversi nemici imporrà al giocatore di adattarsi a meccaniche di gioco e ambienti tali da dover cambiare strategia di volta in volta. In questo il level design non resta solo un esercizio di stile, ma una parte integrante del gameplay, influenzando le scelte per giungere al compimento della missione. Stalingrado e Berlino saranno protagoniste e vostre alleate (o nemiche) tanto quanto l’Isola di Peleliu o Okinawa, riservandosi nell’economia dell’avventura un vero e proprio posto di coprotagonista, tanto la caratterizzazione dei luoghi è preponderante in quest’ultimo capitolo di Call of Duty.
Analogamente, l’intelligenza artificiale dei vari nemici che incontrerete sul terreno di battaglia sarà diversa, ma non in modo sottile, tutt’altro! Se il fronte russo vi metterà di fronte un esercito che combatterà contro di voi con strategie classiche e conosciute, avanzare in territorio giapponese sarà un vero e proprio inferno. In questo caso a far da padrona non saranno le battaglie a viso aperto come in Europa, ma bensì le tecniche di guerriglia che avevano decimato le truppe americane in quegli anni bui. Preparatevi a dover fronteggiare attacchi da ogni direzione, sferrati con efferata violenza. Con quest’ottica, sono stati introdotti i cecchini appostati tra gli alberi che, perfettamente mimetizzati, non ci penseranno due volte a farvi saltare la testa, se non scruterete con dovizia l’ambiente che vi circonda. Per rendere le cose ancora più pericolose e spaventose, durante le vostre escursioni nell’erba potrete far la conoscenza improvvisa di soldati giapponesi appositamente camuffati e nascosti, che sorgeranno urlando come dei dannati e sparando all’impazzata. In questi frangenti, Call of Duty ricorda più un gioco horror che una rappresentazione della seconda Guerra Mondiale e possiamo assicurarvi che una giusta dose di spaventi vi aspetta dietro l’angolo. Come se tutto questo non fosse già abbastanza, tra i combattenti giapponesi non potevano mancare i kamikaze: sprezzanti del pericolo e della morte, alcuni gruppi di soldati vi verranno incontro al grido di ‘Banzai’ cercando di trafiggervi con la loro baionetta. Sta a voi e al giusto tempismo riuscire ad evitare il colpo al cuore e ribaltare la situazione infilzando un coltello nella gola del vostro nemico. Tra l’altro queste scene di ordinaria violenza si svolgeranno frequentemente sul campo di battaglia e non in momenti preordinati. Se vi avvicinerete troppo a un soldato avversario sarà sua cura cercare di farvi fuori con un attacco di mischia, il più delle volte letale.

Questo nuovo capitolo porta anche altre novità, soprattutto nel campo balistico. La prima new entry e forse la più emozionante di tutte è il lanciafiamme. Divertentissimo da usare, ridurrà in cenere tutti coloro che finiranno sotto la sua potenza distruttrice. La carica del lancia fiamme è infinita, come per le munizioni delle torrette e dei carri armati, ma ha un grande svantaggio: equipaggiarlo significa portare sulle spalle una potenziale bomba. Infatti i serbatoi di propellente, se colpiti dai proiettili nemici, ci ridurranno in mille pezzi. Questa eventualità nel gioco in single player si avvera solo nei livelli di difficoltà molto avanzati, dando comunque un minimo di respiro durante le missioni in cui usare quest’arma è d’obbligo.
Ad arricchire l’arsenale incendiario, sono state introdotte le bottiglie molotov, disponibili durante la campagna russa. La loro esplosione al pari delle granate produrrà una serie di danni in una zona discretamente ampia dell’area di gioco, ma con la particolarità che il fuoco continuerà a bruciare per alcuni istanti, danneggiando anche chi si trova a passare dopo qualche momento. L’unico svantaggio per quest’arma è la lentezza con cui viene lanciata, dovuta al fatto che bisogna accendere lo stoppino con un accendino e poi scagliarla. Farlo nei momenti concitati, potrebbe significare perdere dei momenti preziosi per mettersi in salvo.
A parte queste armi, non mancheranno tutte le fedeli riproduzioni di fucili, pistole e mitragliatrici dell’epoca, sia di uno che dell’altro esercito. In particolare, le armi dell’armata giapponese sono state perfettamente ricostruite, con un’attenzione anche ai particolari come la baionetta o altre piccole aggiunte tecniche che i soldati facevano alle proprie armi.
Come già negli altri capitoli, si potranno pilotare mezzi corazzati di diverso genere, tra cui carri armati e aerei, staccando l’azione classica dello sparatutto, e ampliando gli orizzonti di divertimento. La guida di questi veicoli è molto ben ricreata, anche se a tutti gli effetti non regala le stesse emozioni del gioco a piedi. Non ci sentiamo di dire che questa variazione nel gameplay non doveva essere implementata, o che sia fatta male, ma a tutti gli effetti è leggermente più povera della sua controparte classica.
Un’altra piccolezza aggiunta per rimpolpare ulteriormente il gameplay già ricco di Call of Duty è la ricerca di alcune Death Card. Non sono altro che carte da gioco che si trovano sparse nei livelli a cui è legata una funzione o un cheat da sfruttare nelle partite multiplayer, tra cui la possibilità di far esplodere i nemici che vengono uccisi, di dover uccidere tutti solo con colpi alla testa e via discorrendo di questo passo. Questa feature purtroppo si sposa poco con il resto della storia e nell’economia del gioco stesso, ma è pur sempre un diversivo che potrebbe spingere a rigiocare alcuni livelli.


Edifici in fiamme

La resa visiva di WaW è semplicemente fantastica. Il motore grafico di CoD 4 è stato perfettamente riadattato per l’occasione e migliorato per gestire alcuni effetti grafici nuovi e sorprendenti. Le scelte artistiche per ricreare tutti gli ambienti sono ispirate e molto simili alla realtà: dalle foreste e le giungle tropicali delle isole giapponesi fino agli edifici in fiamme del Vecchio Continente, si respira un’aria di autenticità che dona anima e pathos a un gioco già molto profondo. La perizia della realizzazione trasuda da una serie di accortezze e finezze che non mancheranno di catturare l’occhio del giocatore attento. L’introduzione del lanciafiamme e delle molotov ha imposto ai ragazzi di Treyarch l’implementazione di una gestione della propagazione delle fiamme dinamica. Infatti, vedremo come il fuoco si espanderà lungo l’area di gioco prima di estinguersi, bruciando gli oggetti con cui verrà in contatto e passerà da un personaggio all’altro se questi sono vicini. L’effetto domino che si può scatenare incendiando il primo di una fila di soldati in avanzata è qualcosa di devastante, oltre a essere assolutamente nuovo nella storia del franchising. Inoltre è possibile bruciare gli alberi dove si appostano i cecchini, con un effetto del tutto convincente.
Ma le bellezze e le sorprese non finiscono qui. L’erba, in cui praticamente navigheremo per buona metà del gioco, sarà del tutto tridimensionale e reagirà al nostro passaggio, piegandosi e spezzandosi. L’environment sarà distruttibile in parte ed è presente la bullet penetration inaugurata dal quarto capitolo. In più, finalmente sarà possibile guadare corsi d’acqua e fiumi, con tanto di rallentamento e impaccio nei movimenti; per quest’occasione il motore del gioco è stato modificato per gestire anche i cadaveri flottanti.
Un dettaglio a cui non molti hanno fatto caso ma che rappresenta la vera ciliegina sulla torta è rappresentato dalla luce del sole. Non parliamo dell’illuminazione, già di per sé superlativa, ma del sole in quanto tale: infatti se volgerete lo sguardo direttamente verso di lui, rimarrete temporaneamente accecati e non riuscirete a vedere niente per alcuni secondi. Quindi ammirare troppo le bellezze naturalistiche che il gioco ci offre potrebbe anche essere fatale.
L’approccio utilizzato da Treyarch per questo capitolo di CoD è sinonimo di violenza e brutalità. C’è tanto sangue nel gioco, corpi smembrati dalle granate, carni dilaniate dalle raffiche di mitra, con il solo spirito di mostrare ciò di cui è veramente fatta la Guerra. La malvagità si esplica anche in alcune sequenze non giocate, come il proverbiale interrogatorio a inizio del gioco, fatti che non mancheranno di colpire anche i giocatori più navigati.

A far da contrappunto a una resa visiva d’eccellenza, il sonoro del gioco immerge ancor di più chi si lancia in quest’avventura. La colonna sonora è perfettamente adattata all’azione che si svolge sullo schermo, con impennate di registro durante le fasi più concitate e musiche altisonanti e pompose per festeggiare le vittorie. Mai fuori luogo, l'audio ha da sempre il compito di enfatizzare quelle sensazioni e quegli stati d’animo che il gioco cerca di trasmettere attraverso le immagini, e in questo Call of Duty non delude, rimanendo sempre su un altissimo livello tecnico.
Gli effetti sonori sono a dir poco perfetti. I proiettili sibileranno a pochi centimetri dalla vostra testa, le esplosioni vi lasceranno sordo e disorientato mentre su tutto le urla dei soldati feriti e dei kamikaze non mancheranno di farvi accapponare la pelle. Il doppiaggio in inglese è di tutto rispetto: la voce narrante del sergente Roebuck è stata affidata a Kiefer Sutherland, perfettamente calato nella parte e credibile. Lo stesso può dirsi del sergente Reznov affidato a un grandissimo Gary Oldman, che ci regala un perfetto accento russo.


Squadra d’assalto

La vera anima di Call of Duty è sempre stata riposta nelle modalità multiplayer e questo capitolo non poteva certo deludere le aspettative. Raccogliendo le idee geniali del suo predecessore, World at War le fa sue, le migliora e aggiunge nuove feature come mai nessuno si sarebbe immaginato.
Il sistema di punteggi, l’avanzamento di carriera , la scoperta di nuovi accessori per le armi e per se stessi sono stati tutti perfettamente mutuati da Modern Warfare e riadattati al periodo storico in cui si svolge questo capitolo.
Le ricompense che ci vengono offerte per le nostre gesta variano tra quelle a immediata fruizione in seguito a sequenze di uccisioni più o meno lunghe e quelle a lungo termine sbloccabili con la nostra esperienza. Nel primo caso potremmo sbloccare l’aereo da ricognizione (3 uccisioni), l’attacco aereo (5 uccisioni) e i cani (7 uccisioni). Quest’ultima potrebbe sembrare una cosa da poco, ma non è così. I cani sguinzagliati, tre per volta, braccheranno i vostri nemici e cercheranno di farli fuori saltandogli addosso da ogni parte. Inoltre potrete sfruttare il loro fiuto per scovare i vostri avversari e farli fuori contestualmente all’attacco cinofilo. Per di più, i latrati dei cani in azione saranno udibili sempre e si faranno più vicini e pressanti man mano che vi staranno raggiungendo, donando un senso di ansia e tensione in più alle vostre partite.
Il gioco mette a disposizione anche ricompense conseguibili con una semplice raccolta punti esperienza. Il modo per raggiungere altissimi punteggi sta tutto nella vostra abilità di soldato: non basteranno solo le uccisioni, ma ci saranno anche delle sfide predefinite da superare per avere dei bonus di punti esperienza. Di sfide ce ne sono a decine, divise per armi e veicoli, e servono tutte a valutare la vostra attitudine al combattimento e vi terranno impegnati per tutta la vostra carriera.
Il vostro successo nel mondo di Call of Duty sarà coronato da un avanzamento di carriera in tutto e per tutto simile a quanto visto nel precedente capitolo. Le uniche differenze stanno nel fatto che i livelli raggiungibili saranno ben 65 con 10 missioni Prestige tutte da scoprire. Avanzare di livello vi permetterà di ottenere accessori di ogni genere e fattura, sia per voi che per le vostre armi: maschere antigas, giubbotti antiproiettile, silenziatori, mirini ottici e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo ben di Dio servirà a creare la vostra speciale classe di soldati, armato secondo i vostri gusti e le vostre esigenze.

Tra le modalità multigicatore figurano alcune tra le più classiche più delle novità molto succose: deathmatch, team deathmatch, capture the flag, search and destroy e, la più bella di tutte e vera novità, War. Il succo di questa sfida è molto semplice: ci sono dei territori da conquistare e si lotta per averli tutti, senza pietà. In realtà la struttura della partita è un po’ più complessa. Infatti in ogni mappa ci sono cinque punti di controllo attivi; ciascuna delle due squadre ne controlla già due a inizio round. Quindi la lotta è aperta per il controllo della zona centrale. Riuscire a conquistarla permetterà di guadagnare un punto. Questo vuol dire aver vinto una battaglia, ma non la Guerra. Il fronte si sposta verso l’altro punto di controllo della squadra in svantaggio che cercherà di difenderlo. La vittoria della partita sarà decretata quando una delle due squadre avrà conquistato tutti i territori nemici. Questa sorta di Risiko in soggettiva dà una ventata di novità al franchising, grazie a una concezione veramente guerresca e strategica di affrontare le mappe. In altre parole: di solito il primo territorio da conquistare si trova al centro della mappa, ed è facile per le due squadre affrontarsi a viso aperto. Nelle fasi successive, la corsa verso il secondo traguardo può essere affrontata in maniera diversa grazie alla presenza di percorsi alternativi nella stessa mappa, rendendo l’offensiva sempre più articolata e rischiosa e la difensiva difficile e strenua.
Per far funzionare bene tutte le partite multiplayer non poteva mancare un’ampia scelta di mappe (sono 13) molto varie e ricche. Le dimensioni variano per adattarsi perfettamente al numero di giocatori partecipanti, ma comunque anche nelle più piccole non si correrà il rischio di prendersi a gomitate.

Se pensate che la modalità multiplayer sia finita qui, vi sbagliate di grosso. Treyarch ha voluto lasciare il segno con questo suo prodotto ed è venuta incontro alle molte richieste delle community di videogiocatori dando la possibilità di rivivere la storia in compagnia di altri tre amici via internet. In questo caso possiamo decidere se essere cooperativi e amichevoli come altri giochi ci hanno insegnato, oppure se lanciarci a una sfida a chi è più bravo in una modalità competitiva. In quest’ultimo frangente guadagneremo punti esperienza per ogni uccisione e per ogni amico guarito, per cui sarà nostro compito far meglio degli altri: ne va del nostro onore!
Dulcis in fundo, ci aspetta una bella ricompensa dopo aver terminato tutta la campagna in single player: Nacht der Untoten! In perfetto stile survivor horror, insieme ad altri tre amici dobbiamo fronteggiare l’avanzata di orde di zombi nazisti, rimanendo asserragliati in casa. Non è nulla di rivoluzionario, ma è decisamente divertente e un po’ sopra le righe, tanto da far allungare la durata già considerevole di questo titolo.


A futura memoria

È del tutto inutile parlare di longevità per un titolo come Call of Duty World at War. C’è talmente tanta carne al fuoco che ci vedrà tutti impegnati per settimane e mesi, sia per il divertimento che questo gioco porta con sé sia per la quantità di cose da fare per portarlo a termine. La modalità coop-competitiva aggiunge una vera ventata di freschezza, facendovi godere la storia da nuovi punti di vista, come non si era mai visto prima nella serie. L’aumento delle classi, dei ‘perks’ collezionabili, le carte sparse nei vari livelli, le innumerevoli modalità online, le mappe che sicuramente verranno rilasciate tra qualche tempo, fanno di questo un gioco praticamente infinito.

Bisogna dare atto al lavoro eccellente fatto dai ragazzi di Treyarch, da sempre considerati il Team di serie B di Call of Duty. L’impegno e il desiderio di sorprendere i videogiocatori sono visibili in ogni aspetto e dettaglio del gioco e di questo possiamo solo ringraziarli vivamente. L’unica cosa che veramente manca a World at War è la ventata di novità totale che si è avuto con Modern Wafare, la rivoluzione che il quarto capitolo della serie ha portato nel mondo degli sparatutto in soggettiva. Sono state sì raggiunte vette alte nell’ambito del divertimento e della realizzazione, ma non è stato scoperto nessun territorio inesplorato, non si è avuto quel salto di qualità che abbiamo vissuto lo scorso anno. Tuttavia creare un gioco di tale valore con queste premesse merita senza dubbio un plauso.
In definitiva, ci troviamo di fronte a un titolo dal sicuro spessore narrativo, con una vita davanti a sé lunghissima, ricco proseliti e che merita solo di essere giocato in continuazione. Un capolavoro, anche se un po’ troppo annunciato.





Xbox360 Games Content

 Forza Motorsport 3 (Xbox360)
3 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
02/07/2009


 Dreamkiller (Xbox360)
5 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
01/07/2009


 Tropico 3 (Xbox360)
16 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
01/07/2009


 Forza Motorsport 3 (Xbox360)
15 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
01/07/2009


20 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
30/06/2009


 Max Payne 3 (Xbox360)
6 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
30/06/2009


 UNO