Console Tribe PS3 Tribe PSP Tribe Wii e DS Tribe
Recensioni Xbox360


Mirror's Edge

Grafica: 7.5
Sonoro: 8
Innovazione: 7.8
Longevità: 6.5
Giocabilità: 7.2
Multiplayer-Online: n/a
7.4/10
Buono

A cura di Fabrizio "dr_kerneg" Picoco

Ci sono momenti nella mia giornata in cui mi fermo. Il respiro è come un fuoco in fondo alla gola, mentre ansante mi guardo intorno alla ricerca della giusta via di fuga, dell’appiglio migliore. Delle domande mi sorgono in mente, ma il tempo incalza e non posso dar loro una risposta. Devo rimettermi a correre.
Tutto ritorna, però, nel cuore della notte, mentre sono sdraiata a letto, i muscoli indolenziti; fuori le sirene urlano come al solito, e mentre guardo le luci danzare sul soffitto penso: e se tutto fosse sbagliato? E se io fossi sbagliata? E se conducessi un’altra vita? Magari se fossi una poliziotta, con la mia divisa, il mio distintivo e la mia pistola d’ordinanza? Sarebbe meglio? Non so. So solo che quella vita la lascio a qualcun altro, non fa per me. E come sempre, poco prima di chiudere gli occhi, quando il mondo sta per scivolare da un’altra parte, un sorriso mi fiorisce sul volto. La risposta è sempre la stessa: non potrei fare nient’altro nella vita. Io sono nata per fare una cosa sola: correre, correre e correre. Sono una Runner, e lo sarò per sempre.

Finalmente è giunto nei negozi il nuovo lavoro targato EA in collaborazione con lo studio DICE: Mirror’s Edge. Fin dai primi screen e video presentati durante le varie vetrine mondiali come GC e E3, il gioco è apparso fuori dai canoni e molto particolare. Indubbiamente ha sempre lasciato ben sperare soprattutto grazie al curriculum della casa di sviluppo. DICE infatti è la mamma dei vari Battlefield, titolo di certo conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo. Oltre al background culturale, il gioco vantava anche una protagonista, Faith, atletica e avvenente, dallo sguardo enigmatico che ha fatto strage di cuori tra gli addetti ai lavori. Sulla carta il gioco aveva tutte le carte in regola per fare a spintoni tra i migliaia di giochi in prima persona presenti sul mercato e farsi trovare in prima fila pronto a regalare ore di divertimento ai suoi fan. E’ venuto il momento di scoprire se EA ha centrato il bersaglio oppure ha mosso un passo nel vuoto cadendo rovinosamente.


Messaggeri sotterranei

L’ambientazione in cui si svolge Mirror’s Edge è frutto di una interpretazione sociale votata al cyberpunk. Secondo la migliore tradizione inaugurata da William Gibson e soci negli anni 90, viene descritta una società governata dalle Multinazionali, in cui nessuno ha voce in capitolo se non color che sono nel giro. In questo futuro alternativo e grigio, il bene più importante è l’informazione, la conoscenza di cose che altri non sanno. Infatti, è prioritario per il ‘Governo’ controllare tutti i mezzi di diffusione delle notizie, in modo da poter travisare i fatti e poter agire senza che nessuno sappia mai da che parti si trovi la verità. Il risultato è che tutti coloro che vogliono rovesciare lo status quo sono costretti a servirsi di canali di diffusione alternativi e sotterranei.
In questo frangente entra il gruppo di Runner: pony express spericolati, atletici e senza scrupoli che si prodigano a portare documenti da una parte all’altra della città. Data la natura illegale del loro mestiere, è consuetudine per loro scegliere strade alternative e poco battute per non farsi cogliere in flagrante. E per questo non c’è niente di meglio di una bella corsa tra i tetti dei grattacieli scintillanti che sorgono imponenti per tutta la città.
Faith, l’eroina che impersonerete per tutta l’avventura, è senza dubbio la migliore tra questi Runner. Nei primi momenti della storia, comprenderemo che la sorella di Faith, una poliziotta, è stata incastrata per un omicidio che non ha commesso. Sarà nostro compito quindi smascherare il complotto e far venire a galla la verità, costi quel che costi.
Da questo punto in avanti, il racconto si dipana da un livello all’altro, con alcuni colpi di scena abbastanza telefonati e con l’introduzione di personaggi non giocanti e non giocabili (principalmente) dal carisma altalenante, conducendoci verso il finale.

Se vogliamo fare una critica all’impianto narrativo di Mirror’s Edge, possiamo dire che non si spinge mai oltre la sfera del consentito. Nonostante la chiara ispirazione cyberpunk, molte delle tematiche del genere vengono accantonate per rendere il gioco molto edulcorato e politicamente corretto. Il tipo di società immaginata da EA e DICE somiglia molto a quella descritta da Gibson in Johnny Mnemonic, con tanto di messaggero fuorilegge. Purtroppo laddove il celebre romanziere canadese vede bassifondi degradati, il dilagare della medicina nera e la diffusione di droghe neurodestruenti, i realizzatori del gioco non pongono l’accento su queste caratteristiche che avrebbero arricchito enormemente il valore sociale del titolo. L’aspetto su cui è stata focalizzata l’intera storia si limita alla censura castrante e allo strapotere delle forze di polizia. Crediamo fermamente che si poteva fare qualcosa di più per rendere appassionante una trama che aveva le carte in regola per incollare il giocatore al monitor per ore.


First Person Parkour

Il gameplay di Mirror’e Edge è la vera scommessa di EA. Ci troviamo di fronte a un gioco in soggettiva atipico, in cui sparare non è la priorità. Il nostro arduo compito è quello di cercare sempre la giusta via di fuga, sfruttando l’ambiente circostante. Infatti come da ammissione degli stessi programmatori, il gioco si ispira palesemente alle evoluzioni di uno degli sport che vanno tanto di moda in questo periodo in Francia: il parkour. Misto di acrobazie, free climbing e sprezzo del pericolo, questa disciplina impone a chi la pratica duri allenamenti per riuscire a scalare edifici, torri e ogni luogo urbano su cui è possibile trovare un appiglio. In realtà quella del parkour ormai è una vera e propria filosofia, con tanto di manifesto programmatico e specifiche regole da seguire. Non basta lanciarsi come petauri da un balcone a un altro per fare parkour, ma bisogna analizzare l’ambiente circostante con attenzione, ascoltare il proprio corpo e il proprio istinto per poter superare tutti gli ostacoli che si presentano con una lunga concatenazione di movimenti fluidi e quasi naturali.
Un’altra caratteristica del parkour è il suo quasi sinonimo di via di fuga: lo stesso David Belle (colui che ha sistematizzato questa disciplina) ha affermato che ‘parkour è tutto ciò che può aiutare a fuggire in una situazione di pericolo’.

Tutte queste idee che fanno da core in questo strano sport trovano posto nel gioco di EA, in un mix più o meno riuscito. Infatti la nostra eroina è una esperta di parkour, e non ha timore a lanciarsi da un cornicione a un altro a cinquanta metri di altezza. Dato il mestiere che fa (la messaggera illegale) si trova sempre a fuggire e quindi incarna alla perfezione gli ideali di Belle. Ma è davvero così divertente guardare il mondo dagli occhi di Faith?
Purtroppo, la resa finale del gameplay di Mirror’s Edge è un po’ troppo inconsueta per essere apprezzata al massimo. La scelta di realizzare un gioco del genere, in cui salti, evoluzioni e capriole sono all’ordine del giorno, in soggettiva ha i suoi pro e i suoi contro. Tra i pro, ovviamente c’è la sensazione di trovarsi coinvolto in prima persona nelle vicende di Faith, la bellezza di osservare la città da altezze incommensurabili e tutte le caratteristiche che rendono questo tipo di giochi coinvolgenti. Dall’altro canto, giocare in prima persona può diventare macchinoso, proprio per le ristrettezza a cui questa prospettiva ci limita. L’angolo di visuale che si può realizzare su un monitor non ha nulla a che vedere con quello naturale di un qualsiasi essere umano, lasciando in questo modo parecchi punti ciechi e castrando un gameplay fatto di sprint e salti.
Entrando più in dettaglio, il compito del giocatore è portare Faith da una parte all’altra del livello facendole superare gli ostacoli che via via si presentano, come nella migliore tradizione platform. L’ambiente circostante ci offre sempre una via sicura (e qualche volta più d’una, ma molto raramente) in cui lanciarci. Dove sta allora il problema? Sulla carta tutto sembra funzionare alla grande e la stessa concezione del gioco ci aiuta, illuminando di un rosso primario gli oggetti che possiamo usare come punti di lancio e trampolini. La realtà dei fatti è ben diversa. Molto spesso affrontare i salti non è per niente intuitivo e non riuscire a vedere dove mettiamo i piedi non aiuta per niente a scegliere il giusto attimo per spiccare il volo. Il risultato è che ci ritroveremo a precipitare spessissimo, rendendo l’esperienza di gioco singhiozzante e frustrante.
La scelta di trattare Mirror’s Edge alla stregua di un FPS è troppo fuori dalle righe per essere pienamente apprezzata.
Un’altra peculiarità che altera la freschezza del gameplay è la convulsività del gioco stesso: in molte sezioni ci troveremo con la polizia alle calcagna, che ci spara addosso da un elicottero o dai tetti dei palazzi vicini. In questo frangente, dove pensare velocemente è d’obbligo, saremo costretti a delle ‘pause di riflessione’ per guardarci intorno e trovare una via di fuga. Il risultato: morte prematura e restart dal checkpoint. E questa purtroppo è la regola in Mirror’s Edge, non l’eccezione.

Il sistema di comandi è stato impostato per poter far fronte alle mille mosse che Faith può eseguire, preservando la possibilità di continuare a ruotare la visuale. Infatti, se le levette di comportano come in ogni FPS, la priorità dell’uso dei tasti è diventata dorso-centrica. Infatti, per saltare, accovacciarci e scivolare si utilizzano i pulsanti dorsali del pad. In questo modo non togliamo mai i pollici dalle levette analogiche riuscendo a tenere sotto controllo l’intero ambiente di gioco. La risposta dei comandi è buona, una volta fatta l’abitudine alla mappatura un po’ sui generis.

Durante il corso dell’avventura ci troveremo a fronteggiare alcuni nemici (poliziotti o militari) armati fino ai denti. Le alternative sono due: fuggire o combattere. Se scegliamo la seconda opzione, Mirror’s Edge ci mette a disposizione alcune mosse corpo a corpo combinabili con scivolate e salti e soprattutto ci permette di disarmare i nostri avversari. Infatti quando ci avviciniamo al poliziotto che ci punta l’arma da fuoco in faccia, lui invece di premere il grilletto per farci saltare la testa, si lancerà in un attacco con il calcio dell’arma. A questo punto premendo il tasto apposito con il giusto tempismo riusciremo a tramortirlo e rubargli la sua sputafuoco. In questi frangenti traspare l’anima shooter di Mirror’s Edge, anche se bisogna dire che questa modalità di gioco è poco incisiva oltre che mal realizzata, con le collisioni tra colpi e corpi approssimative: sparare alla testa di un poliziotto senza casco protettivo è la medesima cosa che spararlo a un braccio o a una gamba. Inoltre affrontare le sparatorie a viso aperto è un suicidio, vista l’eccessiva debolezza di Faith, che va a tappeto con due pugni. Il gameplay stesso, con queste pesanti limitazioni (volute?) ci impone di essere pacifisti e limitarci a disarmare o fuggire dai nostri avversari.


Lezioni di stile

La realizzazione tecnica di Mirror’s Edge è altalenante, un calderone in cui si mischiano trovate stilistiche geniali e d’impatto con rese grafiche sporche e poco convincenti.
La città a nostra disposizione è mastodontica, irta di grattacieli svettanti e piena di schermi pubblicitari e specchi scintillanti in cui si riversa la luce del giorno. Per scelta, il colore dominante è il bianco, e non stiamo parlando solo delle pareti e delle strutture, ma anche gli alberi sono neutri. E’ tutto frutto di una rappresentazione simbolica dell’ambiente neutro e asettico, quasi indifferente. Per contrasto spiccheranno i colori saturi che caratterizzano alcuni edifici di interesse, veri pugni in un occhio nel panorama monocromatico.
Purtroppo queste idee cozzano con una rappresentazione finale quasi pressappochista. Un tremendo effetto aliasing si nota fin dai menu introduttivi senza lasciare scampo: seghettature su ogni bordo dei poligoni, modelli di alcuni oggetti approssimativi e piatti, texture poverissime al di là della semplice colorazione ambientale. Questa è una cosa inspiegabile, considerando che il motore grafico non deve gestire una enorme mole di informazioni. In altre parole ci saremmo aspettati di più considerando anche il curriculum di tutto rispetto di DICE.

Il level design è ben strutturato, anche se un po’ cervellotico. Quello che manca spesso è una sorta di immediatezza, il far capire al giocatore subito cosa deve fare, permettendogli di lanciarsi velocemente verso il salto successivo, senza costringerlo a vagare in cerca della piattaforma giusta.
Un’altra caratteristica non implementata nel gioco e che sarebbe stata molto gradita è il free roaming. Sarebbe stato fantastico poter vagare per la città scoprendo nuove location, imparando strade alternative e raggiungendo punti inesplorati. Purtroppo, Mirror’s Edge è inscatolato nella sua struttura a livelli, talvolta un po’ soffocante nonostante il senso di gigantezza che la città ispira.

La visuale dal punto di vista di Faith è stata ben realizzata, implementando nei movimenti della telecamera tutti gli scossoni e le vibrazioni a cui siamo sottoposti durante una dura corsa a perdifiato. Quando raggiungeremo velocità spropositate (scivolando lungo una parete di vetro, per esempio) un effetto blur sfumerà i contorni dell’immagine, aggiungendo pathos alla nostra discesa. Il rovescio della medaglia è che purtroppo può insorgere un certo senso di nausea dopo qualche ora di gioco, costringendoci a delle pause per riposare gli occhi, più spesso di qualsiasi altro gioco.

Un discorso a parte meritano le scene di intermezzo che ci introducono nei vari capitoli. Per rappresentare l’avanzare della storia, DICE ha scelto di realizzare dei cortometraggi in cell shading, con uno stile molto accattivante. Lo spirito dark del cyberpunk anche in questo caso non è particolarmente rappresentato, ma la resa tecnica è assai coinvolgente.


L’ultimo respiro

Il sound che permea l’intero gioco è fratello della realizzazione grafica, concettualmente parlando. Nelle fasi calme dei livelli, le musiche sono molto scarne, soft, come una leggera brezza che viene dal mare. Quando la situazione diventa spinosa e bollente, la sottolineatura melodica segue di pari passo l’azione sullo schermo diventando sempre più incalzante e ricca, aggiungendo grinta a sequenze già molto spettacolari.
Gli effetti sonori si attestano su un livello più che buono: il respiro affannato di Faith ci accompagnerà per tutto il gioco, donandoci prova di quanto il parkour porti ai limiti lo sforzo fisico. Le detonazioni delle armi e l’impatto dei proiettili contro i muri o le superfici metalliche sono anch’essi abbastanza convincenti, così come il tappeto sonoro che fa da sfondo alla vita cittadina: sirene, stridii di freni di automobili e altri rumori ambientali.
Una nota di disappunto va purtroppo (e come spesso accade) al doppiaggio in italiano, come sempre altalenante e talvolta completamente fuori luogo nell’interpretazione e nella recitazione. Come sta diventando una cattiva moda, anche in questo caso il personaggio principale è stato affidato alla splendida Asia Argento, con risultati molto poco plausibili, facendo perdere a Faith metà del suo carisma.


Viaggio solitario

Mirror’s Edge vanta una campagna in single player discretamente lunga, annacquata da una serie di elementi del gameplay che impongono al videogiocatore frequenti restart. Senza dubbio, rigiocare un livello con una buona conoscenza dello stesso, ringiovanisce il divertimento, dando al titolo quella freschezza che manca al primo sguardo. Purtroppo la scelta se reiniziare la storia sta tutta a voi, considerando che la ripetitività del gioco stesso potrebbe fermarvi.
Ad aumentare, anche se di poco, la longevità, è presente una modalità di Sfida contro il tempo. Semplicemente bisogna completare alcuni percorsi, estratti dai livelli giocati, nel minor tempo possibile, cercando di raggiungere il giudizio migliore. Anche in questo caso, lo studio dell’ambiente è fondamentale e le scelte di tempismo sono all’ordine del giorno: la vittoria sopraggiunge solo se saremo in grado di concatenare una serie di salti e scivolate in maniera fluida e senza intoppi.

Il comparto online è inesistente, limitandosi a una serie di classifiche per quel che riguarda il time trial senza nemmeno la possibilità di confrontarsi con il 'fantasma' del miglior tempo di un amico, cosa possibile da fare solo con i propri record. Sarebbe stato bello poter gareggiare in tempo reale contro un altro avversario umano, o implementare una sfida guardie e ladri tra Runner e Poliziotti. Ma a quanto pare i ragazzi di DICE hanno pensato bene di soprassedere a queste scelte.


Un salto nel buio

Per concludere, Mirror’s Edge è un gioco dall’alto potenziale, ma che purtroppo non è stato realizzato nel migliore dei modi, gravato da alcune falle nel gameplay che lo rendono frustrante e ripetitivo. Forte di uno stile grafico duale, non è suffragato da una realizzazione tecnica all’altezza delle sue idee geniali. Indubbiamente ci troviamo di fronte a un progetto che produrrà seguiti e proseliti, che sarà in grado di migliorarsi in futuro, ma che oggi non è di certo un titolo di punta degno di essere preso al volo.

PRO
  • Formula di gioco fuori dai canoni;
  • personaggio azzeccato per carisma e avvenenza;
  • interessante ambientazione cyberpunk…
CONTRO
  • … purtroppo poco approfondita e scarna;
  • poche modalità di gioco;
  • assenza grave del comparto online;
  • frustrante e ripetitivo;
  • era davvero necessario realizzarlo in soggettiva?





Xbox360 Games Content

 Forza Motorsport 3 (Xbox360)
3 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
02/07/2009


 Dreamkiller (Xbox360)
5 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
01/07/2009


 Tropico 3 (Xbox360)
16 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
01/07/2009


 Forza Motorsport 3 (Xbox360)
15 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
01/07/2009


20 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
30/06/2009


 Max Payne 3 (Xbox360)
6 Nuovi Screenshots
Pubblicati il
30/06/2009


 UNO